Carta Etica della Speleologia

Estratto da:
Gruppo di Lavoro Salvaguardia Aree di Interesse Speleologico SSI
AA.VV. 1999. Per una Carta Etica della Speleologia, incontro sulla tutela dell’ambiente carsico. Speleologia 41:129-131

Punto uno
I fenomeni carsici e le grotte che vi si aprono sono un patrimonio naturale di elevato valore; allo stesso modo lo sono tutti gli ipogei naturali e artificiali che rappresentano o conservano reperti imperdibili per la storia dell’umanità.
La speleologia si pone quale obiettivo la documentazione, lo studio e la salvaguardia di detto patrimonio. Attraverso le proprie competenze scientifiche concorre all’individuazione di modalità  gestionali dei territori carsici compatibili con la tutela della loro integrità  e la conservazione delle riserve idriche ivi contenute, tenendo conto delle tradizioni culturali e del tessuto socioeconomico delle popolazioni residenti.S6

Punto due
Gli speleologi sono perciò responsabili della protezione delle cavità  ipogee in cui svolgono le loro attività , sia essa esplorativa (scoperta di nuovi percorsi), geografica (documentazione), oppure di ricerca scientifica (approfondimenti specifici con metodi specialistici). A tale scopo mettono in atto ogni accorgimento volto a rendere la loro attività  il meno impattante possibile sull’ambiente carsico.
In particolare, gli speleologi si prefiggono di seguire una serie di norme etiche e deontologiche dettate dai seguenti principi fondamentali:

1. Le opere di disostruzione devono essere ridotte al minimo indispensabile e mirate al conseguimento di obiettivi esplorativi o di soccorso agli infortunati.
Lo svuotamento dei sifoni deve essere considerato un’opera di disostruzione e, di conseguenza, non deve implicare modificazioni permanenti alla grotta stessa (taglio della soglia). In ogni caso si deve provvedere al ripristino delle sezioni originali della cavità  per impedire alterazioni sulla circolazione dell’aria nell’intero sistema carsico.

2. Deve essere rispettata l’integrità  di ambienti particolarmente fragili dove ogni intrusione causerebbe danni permanenti; per evitare deterioramenti per eccesso di visite a cavità  fragili, le organizzazioni speleologiche (in particolare quelle di livello regionale), devono individuare e segnalare alla comunità  speleologica gli accorgimenti di volta in volta adottati: dalla chiusura temporanea di cavità , alla limitazione del numero di visite consentite nell’unità  di tempo, alla segnalazione sul posto di percorsi obbligati o altro.

3. Le pareti delle grotte non devono essere macchiate con scritte; E’ legittima la sola segnalazione temporanea, mediante indicatori visivi asportabili, dei capisaldi fondamentali nelle operazioni di rilievo.

4. Nelle zone concrezionate o mineralizzate anguste e a bassa energia (con scarsa corrente d’aria) e in tutte le zone frequentate dai pipistrelli si deve far uso esclusivo di luce elettrica.

5. Nessun genere di materiale o rifiuto deve essere abbandonato; in particolare le pile esaurite, il carburo esausto, il materiale tecnico di esplorazione, residui di cibo, ecc.

6. Il prelievo di campioni minerali o biologici deve essere limitato allo svolgimento di studi con precisi obiettivi conoscitivi e scientifici.

7. I rapporti fra speleologi e realtà  locali devono essere rispettosi: E’ necessario rispettare i regolamenti vigenti, gli usi e le consuetudini locali, ottenere il permesso di transito da parte del proprietario o dell’Ente gestore del territorio in cui viene svolta l’attività . Nel transito, non si deve arrecare alcun danno alle colture ed alle opere presenti sul territorio.

8. Lo svolgimento dell’attività  didattica e di divulgazione deve prevedere la diffusione dei principi di questo documento sia alla comunità  con cui si viene a contatto, sia agli allievi durante i corsi di speleologia di ogni livello e grado.

S7Punto tre
E’ nell’interesse della speleologia, per il conseguimento degli obiettivi sopra esposti, intraprendere un dialogo con tutte le parti coinvolte nella gestione di aree in ambito speleologico: in particolare con Stato, Amministrazioni Locali, Enti Pubblici e privati o aziende coinvolte nello sfruttamento delle aree suddette, associazioni ambientaliste e istituzioni scientifiche.
Nel quadro di questo dialogo gli speleologi, tramite le associazioni speleologiche, si impegnano a divulgare e rendere accessibile il loro patrimonio di conoscenza tecnica e scientifica, al fine di individuare modalità  di gestione integrata del territorio che rientrino nello spirito dei principi di difesa del patrimonio carsico nazionale.

Punto quattro
La presenza di attività  estrattive in aree carsiche rende indispensabile il confronto fra il mondo speleologico e quello dei cavatori. Occorre definire una linea di condotta collettiva che persegua un equilibrio tra il lavoro delle cave (realtà  economica spesso unica fonte di sostentamento per il tessuto sociale delle popolazioni montane) e la salvaguardia del paesaggio carsico di superficie e di grotta (la cui perdita di integrità  rappresenta un danno ecologico permanente).
Le montagne non appartengono né agli speleologi né ai cavatori, ma è compito di entrambi cercare le vie di mediazione per proteggerle.



Comments are closed.